
Turismo
Chiesa "Purificazione della Beata Vergine Maria"
(Chiesa Madre)
La Chiesa
La facciata, delimitata da lesene, presenta un interessante fastigio con timpani spezzati a voluta e al centro lo stemma di Candela. Il portale di stampo classicheggiante (1601) con una Vergine della Purificazione nel timpano; ai lati dell'arco, immagini angeliche coi simboli della passione, al di sotto delle colonne rastremate, due plinti con immagini a bassorilievo di San Pietro e San Paolo.
In sacrestia si trova un lavabo in pietra a doppia bocchetta con teste di angeli ad ali spiegate, recante la seguente iscrizione:
“ sacri non sacri accedant ad sacra
paretur quicunq cupit
mundificare manus 1601"
Il fonte battesimale datato 
Di notevole interesse artistico il coro ligneo realizzato nel XVI secolo. La rapida scansione degli stalli, la ricca decorazione degli intagli e la sobria eleganza delle sue linee, fanno di questo coro un autentico capolavoro, un "unicum" in tutta la provincia di Foggia. Nella navata laterale, la cappella del Sacro Cuore conserva un bellissimo altare della fine del settecento (1793) realizzato con marmi policromi e un dipinto che rappresenta l'ultima cena; bella anche la cancellata in ferro battuto. In Chiesa Madre vi sono molte altre opere degne di essere menzionate fra cui alcune statue e crocifissi lignei di scuola napoletana del settecento e una statua antica della Candelora del XV secolo (a manichino), che forse veniva in parte rivestita.
A fianco della matrice si erge un campanile rivestito di pietra bianchissima, costruito nel 1627.
Chiesa del Carmine
In Via Vito Ciampolillo si trova
L'interno, di piccole dimensioni, ha dietro l'altare un mosaico che rappresenta
Di un certo interesse artistico è anche la stratua della Madonna, eseguita in carta pesta nel 1908. Per il culto
Chiesa della Concezione
Percorrendo corso Vittorio Emanuele III si arriva alla Chiesa della Concezione.
In origine servì agli ammalati dell'ospedale civile, fondato secondo A. Bari (Notizie storiche di Candela) nel 1590 "per uso dei poveri e dei forestieri che, recatisi in Candela per i lavori agricoli nella loro infermità non avevano dove ricoverarsi. In questa Chiesa nel 1780, quando ancora serviva per l'ospedale, venne istituita
L'interno della chiesa è a due navate e presenta un aspetto settecentesco con stucchi, statue e altari di quel periodo. Dietro l'altare vi sono ancora gli stalli dove i confratelli convenivano per l'officiatura sacra.
Chiesa di Santa Maria delle Grazie
E’ situata circa a mezza strada: tra
Due medaglioni in pietra adornano la facciata e rappresentano lo stemma ecclesiastico sul lato destro e
Chiesa dell'Incoronata
Si trova all'estrema periferia del paese percorrendo la provinciale per Rocchetta Sant'Antonio.
L'interno, a navata unica, è scandito da nicchie con santi su entrambi i lati.Di gran pregio un altare in marmo rosa con intarsi policromi (sec. XVIII), che si trova sulla parete sinistra nella zona presbiteriale. Sia il tetto che la facciata sono stati rifatti in tempi recenti (1970) con offerte raccolte dai fedeli di Candela molto devoti alla vergine Incoronata.
Sulla parete nord della Chiesa si trovano cinque croci a ricordo delle sante Missioni tenute al popolo di Candela dai padri missionari di San Vincenzo nel mese di gennaio dell'anno 1947.
Chiesa del Purgatorio
Costruita nel 1620 per volontà di Marcello Basilico, era anticamente dedicata a San Giovanni Battista. Per molto tempo essa è appartenuta alla congrega del Purgatorio.La Chiesa si trova in piazza Matteotti ed è la più armoniosa delle chiese di Candela. La facciata ha pietre a vista ed è scandita da finestre e cornici ben marcate.
L'interno, a tre navate, di cui la centrale più elevata rispetto alle laterali, presenta stucchi e altari del seicento e del settecento. Nella zona presbiteriale si ammira un bell'altare impreziosito da marmi policromi, un coro ligneo settecentesco ed un quadro che raffigura in alto
Chiesa di San Rocco
Il culto di San Rocco ha origini lontane, e Candela, come tanti paesi italiani, specie nel sud, ha sempre amato e venerato questo santo, tanto da sceglierlo come protettore.
In suo onore, sulla collina omonima, sorge
Ricostruita nel XX sec., nello stesso luogo dove sorgeva l'antica chiesetta, presenta una facciata in stile romanico e un bel portale con mosaico bizantineggiante.La costruzione è stata realizzata negli anni trenta con mattoncini a vista in cotto, mentre gli elementi architettonici sono in pietra bianca e creano un bell'effetto cromatico.Anche il campanile è dello stesso stile, con bifore e struttura a torre.
Nell'interno della Chiesa, semplice ed essenziale, si trova un'acquasantiera in pietra del'700 proveniente dalla Chiesa antica e, naturalmente, la statua del santo del XVIII secolo. Un recente restauro ha restituito alla statua lignea la sua originaria bellezza.La Chiesa, al centro di una pineta, meta di passeggiate, soprattutto nei mesi estivi, costituisce un significativo riferimento geografico nel panorama del paese e della vallata sottostante.
Stretta tra le viuzze del centro storico, la chiesa di San Tommaso è la più antica di Candela. Costruita nel XII secolo nelle vicinanze del Castello, presenta una facciata di stile romanico e un campaniletto a vela. Un'iscrizione corrosa dal tempo ci dice che essa fu fatta costruire da Riccardo e Guerrisio, figli di Gemmeto, Signore di Candela nel 1107.
L'interno, ad aula unica, presenta affreschi sulle pareti laterali e sulla volta del presbiterio (i quattro evangelisti).
Al centro dell'altare una grande tela che rappresenta San Tommaso nell'atto di toccare il costato di Cristo. Fra le statue dell'Addolorata quella che si trova nella chiesa di San Tommaso è la più antica e venerata dai candelesi. Va citata, inoltre, la statua di San Vito, di scuola napoletana, del XVIII secolo. La chiesa si trova in Largo Filippo Santa Croce, sull'omonima collina di San Tommaso.
Il Castello
Costruito nel periodo normanno-svevo, il castello è stato più volte distrutto e ricostruito. Posto all'apice della Cittadella, domina dall'alto tutto il paese. L'attuale edificio è una ricostruzione degli anni trenta ed occupa solo in parte il sito dell'antica rocca. Il Perifano (Storia Statistica di Candela 1843-1844) descrive ciò che rimaneva del castello verso la metà dell'Ottocento e dice:
"ogni attento osservatore può riconoscere facilmente le mura esterne, già occupate da nuove case: i bastioni, un pezzo della cortina, le torri, la soglia della maggior porta, su la quale poggiavasi il ponte levatoio"
inoltre aggiunge:
"i cittadini hanno avuto pensiero di conservare alle diverse strade che mettono capo alla cittadella i nomi di quei siti alle cui vicinanze s'imprese a costruire le abitazioni. Così àvvi la strada "Porta Nuova", che dirigesi alla Porta Minore del castello; altra detta "Cisterna", per la conserva antica delle acque, del "Portone" per la maggior porta che è vicina; della "Torretta", (per la presenza dei resti di una piccola torre), del fosso, del "Forno vecchio", del Centrone, della "Cittadella" in fine".
Terremoti, guerre e saccheggi, purtroppo hanno cancellato tutto, però nella toponomastica è ben evidente l'area occupata dall'antica rocca.Il castello così come si presenta oggi è un edificio di aspetto gradevole, caratterizzato da merli e torretta. Appartenuto alla famiglia Iambrenghi fino al
Palazzo Doria
Palazzo nobiliare a tre piani (XVI sec.) con elegante loggia in avancorpo, a triplice arco su colonne e balaustrine di raccordo.Il loggiato è di accesso al palazzo attraverso un portale architravato.
Lo stemma nobiliare sull'angolo (giara con fiori) si ripete all'interno sulle formelle delle porte lignee settecentesche, sui battenti della porta della cappelletta e sul paliotto dell'altare. Due interessanti soffitti lignei seicenteschi, uno a cassettoni a piccole formelle con rosette, l'altro a grandi e incassati lacunari.
Un'iscrizione sotto il loggiato ci dice che il palazzo fu fatto costruire da Luca Basilico nel luglio del 1607.
"Has aedes lucas basilicus V-I-D
divina ope feliciter perfecit qui
condidit idem presideat domum
dominum ac rem tueatur et
fortunet deus
m.junii 1607 "
Ospite del principe Gian Andrea Doria II, in questa casa morì Francesco D'Andrea (Ravello 1625 - Candela 1698) insigne giurista e uomo di grande fama, protagonista della vita culturale a Napoli in età vicereale. Don Ciccio D'Andrea fu sepolto a Candela in Chiesa Madre nella tomba della nobile famiglia Iambrenghi.
Foto ©Copyright “Spazio Immagine” di Anna Lisa Freda (Candela)




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